Terzo Classificato
Catanzaro Anna

IIS VALENTINI - Majorana Castrolibero (CS)

Il mio progetto non è un elaborato, non è un tema argomentativo espositivo, non è un’immagine, non è un sogno. Mi piace essere schietta con dei semplici versi, lasciar che il lettore possa percepire i miei pensieri, vedere nella sua mente le stesse immagini che vedo io, sognare e lottare per ciò che ci circonda da sempre e si è dato spesso, si dà ora spesso, per scontato.

P.S. Non mi reputo una scrittrice, non mi reputo chissà chi, semplicemente una ragazza di diciotto anni che scrive per hobby e per sfogo, che suona l’organetto, balla le danze tradizionali popolari etno, con l’obiettivo di far comprendere a chi sente ed a chi guarda ciò che il passato ha lasciato e ciò che si potrebbe continuare a tramandare. Se vi chiedete cosa c’entrano le danze popolari in un ambito in cui si parla di ambiente principalmente e ciò che se ne ha a che fare, vi dico che esistono due tipologie in particolare che lo rispettano: la Pizzica Salentina e la Taranta. Si crede siano la stessa cosa ma in realtà non è così. Hanno le origini simili, se non uguali. Diffusesi nella regione del Salento ed a Taranto, secondo alcune leggende si narra che le donne che lavoravano nei campi furono morse da un ragno conosciuto come “la tarantola” o “taranta”. Esso mordendo trasmetteva il suo veleno e l’unico modo per guarire era saltare, pizzicarsi tra loro. Da lì nasce il Tarantismo, fenomeno diffusissimo, che ha portato alla nascita di quelle danze citate precedentemente. Nel saltare le donne mantenevano i piedi più possibile vicino al terreno. Non si arrivava mai in aria di oltre dieci centimetri.

Curiosità: su tali danze si incentra un festival, visibile in tv “La notte della Taranta”.

Detto questo, ho cercato di raggruppare in una poesia (terzine con rima alternata aba, cdc, efe…,a volte baciata) le mie idee, la realtà in cui viviamo e di cui ci nutriamo: buona lettura!

P.S. Non mi reputo una scrittrice, non mi reputo chissà chi, semplicemente una ragazza di diciotto anni che scrive per hobby e per sfogo, che suona l’organetto, balla le danze tradizionali popolari etno, con l’obiettivo di far comprendere a chi sente ed a chi guarda ciò che il passato ha lasciato e ciò che si potrebbe continuare a tramandare. Se vi chiedete cosa c’entrano le danze popolari in un ambito in cui si parla di ambiente principalmente e ciò che se ne ha a che fare, vi dico che esistono due tipologie in particolare che lo rispettano: la Pizzica Salentina e la Taranta. Si crede siano la stessa cosa ma in realtà non è così. Hanno le origini simili, se non uguali. Diffusesi nella regione del Salento ed a Taranto, secondo alcune leggende si narra che le donne che lavoravano nei campi furono morse da un ragno conosciuto come “la tarantola” o “taranta”. Esso mordendo trasmetteva il suo veleno e l’unico modo per guarire era saltare, pizzicarsi tra loro. Da lì nasce il Tarantismo, fenomeno diffusissimo, che ha portato alla nascita di quelle danze citate precedentemente. Nel saltare le donne mantenevano i piedi più possibile vicino al terreno. Non si arrivava mai in aria di oltre dieci centimetri.
Curiosità: su tali danze si incentra un festival, visibile in tv “La notte della Taranta”.
Detto questo, ho cercato di raggruppare in una poesia (terzine con rima alternata aba, cdc, efe…,a volte baciata) le mie idee, la realtà in cui viviamo e di cui ci nutriamo: buona lettura!

Tanto si parla di sostenibilità
non è mica un piatto, né un oggetto
è ciò che ci circonda, è la realtà.

Siamo ragazzi, siamo adulti,
dobbiamo garantirla, è un nostro dovere?!
Ma che essere risulti

se inquini terre, se sporchi acque, se tagli alberi,
se critichi gente, se odi, se sbuffi sempre,
se escludi lo straniero?

Chi sei per lasciare la spazzatura in mezzo le strade
o in mezzo la natura?
Vivitela sta vita, che ad infangare luoghi e persone, ci pensa il male.

Prenditi cura dell’ambiente, tu genio di città,
tu che ti vanti delle industrie e dello smog, tu che ignori i cambiamenti climatici, l’effetto serra
ahó! Svegliati. A creare danni son le tue attività.

Tu tagli gli alberi e l’ossigeno diminuisce,
tu prendi la macchina, vai in giro per tutto il giorno e l’aria si inquina,
tu accendi fuochi, applichi incendi e la natura soffre: appassisce.

Ti piace vedere i fiori in primavera? In estate?
Ti piace sentire il canto degli uccellini, lo scorrere del fiume vicino casa tua,
il verso delle cicale, il muggire delle mucche, il vocio delle strade affollate?

Non è una barzelletta.
Tu che ignori l’ambiente, tu che ignori la natura,
hai mai galoppato o raccolto verdura (melanzane, peperoni…) a cassette?

Ti sei mai sentito vivo e fiero dinanzi un orto da te appena piantato, zappato…?
Hai mai sorriso dinanzi un vitellino che ti si avvicina perché vuole essere accarezzato?
Hai mai notato come un contadino stia bene e nel suo nido natale sia sempre restato?

Non è una barzelletta.

Quando ti impegni, quando ci credi in ciò che ti circonda,
quando sai cosa hai intorno, quando vuoi viverti la tua Terra,
lotti. Lotti. Senza guerra, senza violenza. Vai da un imprenditore agricolo e digli “Racconta.

Raccontami chi sei e cosa fai,
a che ora ti alzi e quante ore stai su un trattore? In stalla? In azienda? Non ti annoi mai?

Ti racconterà così tanto che perfino tu, di città, ti appassionerai della natura, dell’ambiente,
del luogo in cui non vivi
e ti accorgerai che per cambiare quello in cui vivi non fai niente.

Ti parlo da ciò che sono: una ragazza che vive in campagna,
che ama i frutti freschi, la verdura appena raccolta,
studia tanto, ma di questo non se ne vanta.

Ti parlo da ragazza che conosce chi ignora fin troppe cose:
in primis che cos’è un sacrificio.
Vedi, la città ti dà lo shopping, le industrie, i pub e tanto altro che poi diventa noioso.

La campagna invece ti dà la pace, la voce, il profumo della natura
che sentiresti ed ascolteresti sempre,
e fidati che mai arriverà la seccatura.

Gente di città, gente di tutto il mondo
Valorizzate il posto in cui vivete, maggiormente l’Ambiente.
Ad imparare non ci vuole niente, c’è anche DIAM in fondo!

Insegnano tanto: dai modelli matematici per monitorare e prevedere gli allagamenti,
alle prospezioni georadar di interesse ambientale e culturale,
dai processi fotocatalitici a membrana per effettuare delle acque il trattamento,

all’ingegneria fluviale,
dalle infrastrutture verdi e blu
alla sostenibilità ambientale,

dalla misura del cambiamento del clima
al fiume come pericolo… anche per un semplice animale,
che non viene preso di mira.

Si affronta tutto: AOP (processi di ossidazione avanzati),
SISMABONUS, calcolo del rischio,
alluvioni, danni che possono provocare e danni già provocati in passato.

Vedi dunque, a tutto c’è rimedio,
si lotta e si perde, ma quando c’è il benessere di mezzo, l’amore ed il voler fare,
tutto cambia, tutto assume una propria importanza, tutto si rifà a quell’essere che chiamiamo Dio.

Ci ha dato questo e ci ha creato per portare avanti questo tesoro
Non ha mai sottovalutato l’uomo in quanto tale
Se non per dirgli: “Hai peccato ma io ti perdono”.

Contatti

DIPARTIMENTO DI INGEGNERIA DELL’AMBIENTE
Università della Calabria
Via Pietro Bucci, Cubo 44A
87036 Rende (Cs)

INFO
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Tel. (+39) 0984.496693
Email: didattica.diam@unical.it

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